CEREALI, LEGACOOP AGROALIMENTARE: GRANO DURO E AVENA IN CALO, MIGLIORANO LE RESE DEL TENERO. LA FORBICE PREZZI-COSTI STRITOLA LE IMPRESE

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2 settembre 2026

Rese e qualità dei cereali in crescita, ma la forbice tra prezzi e costi stritola le imprese. Necessaria trasparenza lungo le filiere

 

  • Al centro del Coordinamento cerealicolo di Legacoop Agroalimentare, l'analisi della campagna 2026, l'andamento dei mercati e il punto sulle misure per il settore contenute nel collegato agricolo "Coltiva Italia", in previsione dell'approvazione del provvedimento prevista a ottobre.
  • In calo la superficie di grano duro, -15%, mentre il tenero cresce +12,5% delle superfici e +27,29% di produzione. In netta flessione l'avena (-27,21%). La situazione per regioni

 

ROMA 2 settembre 2026 - Calo delle superfici per il grano duro, mentre cresce il tenero, anche in produzione. Ma il vero problema della cerealicoltura sono i prezzi di produzione. Sono i temi affrontati oggi al Coordinamento cerealicolo di Legacoop Agroalimentare dove e' stato fatto il punto sull'andamento della campagna 2026: superfici, rese e parametri qualitativi del grano duro, del grano tenero e delle altre colture autunno-vernine, lo scenario dei mercati e dei costi di produzione, e l'aggiornamento sull'iter parlamentare del collegato agricolo Coltiva Italia.

L'incontro, coordinato dal responsabile politico del settore cerealicolo Franco Michelini, ha visto le relazioni di Antonio Dall'Amore (Terremerse) sull'andamento dei mercati e di Eros Gualandi (Il Raccolto) sull'analisi dei dati di campagna e sulle prospettive di redditività delle imprese. Al dibattito hanno preso parte cooperative aderenti provenienti da Puglia, Emilia-Romagna, Toscana e Umbria.

Superfici stabili nel complesso, ma cambia la mappa delle colture Dalla panoramica presentata da Franco Michelini emerge che le superfici complessive investite a seminativi autunno-vernini sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto alla scorsa campagna, ma con un significativo riposizionamento tra le varie colture. Il grano duro registra un calo delle superfici del 15%, sia a causa del maltempo che ha ostacolato le semine nella finestra utile, sia per orientamenti economici degli agricoltori verso altre colture. Il grano tenero cresce invece del 12,5% e, grazie alle maggiori rese ad ettaro rilevate, fa segnare una produzione complessiva in aumento del 27,29%. Tra le altre colture, crescono le superfici a orzo (+1,46% in ettari e +16,62% in quantità), farro (+49,84%), colza (+99,71%) e favino/pisello proteico (+12,67%), mentre e' in netta flessione l'avena (-27,21%).

Il dato sulle superfici non restituisce da solo, tuttavia, l'andamento della cerealicoltura italiana. Nel dibattito si sono quindi analizzati i cambiamenti del mix colturale e della destinazione delle produzioni.

Rese agronomiche positive, ma forte difformità territoriale La stagione 2026 e' stata caratterizzata da un andamento climatico tendenzialmente favorevole al momento della raccolta, con una maturazione anticipata e un meteo asciutto che ha garantito nella maggior parte delle aree una trebbiatura rapida e priva di problemi sanitari legati all'umidità, ma allo stesso tempo fortemente anomalo.

I dati del campione qualitativo evidenziano, per il grano duro, una resa media salita a 59,3 quintali per ettaro (+23,12%), con un peso specifico di 84,0 kg/hl (+2,57%) e un tenore proteico del 13,06% (+3,09%). Per il grano tenero la resa media raggiunge i 64,9 quintali per ettaro (+20,44%), con peso specifico a 82,6 kg/hl (+2,18%) e proteine al 12,65% (+11,36%).

Nonostante i dati medi positivi, permangono marcate difformità territoriali: se in Emilia-Romagna le rese sono state eccezionali, con punte fino a 80-85 quintali per ettaro sul tenero e 65-70 sul duro, in aree come la Toscana il maltempo di inizio anno ha causato flessioni nelle quantità conferite di grano duro fino al 35-40%. Significativo anche il dato agronomico: per la prima volta i risultati ottenuti con tecniche a bassa intensità, come la minima lavorazione e la semina su sodo, si sono avvicinati a quelli della lavorazione convenzionale.

Forbice prezzi-costi e redditività negativa I risultati agronomici e qualitativi si scontrano però con una pesante realtà di mercato. Come evidenziato dall'analisi di Eros Gualandi, i costi di produzione sono ulteriormente cresciuti di 150-200 euro per ettaro, mentre considerando anche raccolta, trasporto e gestione post-raccolta l'incremento complessivo dei costi può arrivare a diverse centinaia di euro per ettaro.

Il settore si trova di conseguenza ad affrontare un altro anno di redditività negativa, proprio in una delle migliori annate agronomiche degli ultimi quindici anni. Per il grano duro, con costi complessivi per ettaro che oscillano tra i 2.200 euro (su sodo) e i 2.700 euro (lavorazione convenzionale), agli attuali prezzi di mercato servirebbe una resa aggiuntiva di circa 25 quintali per ettaro, quasi il 40% in più, solo per raggiungere il pareggio finanziario.

Sul fronte commerciale, Antonio Dall'Amore ha illustrato le recenti inversioni di tendenza sostenute dalle tensioni internazionali nell'area del Mar Nero e dalla crisi della maiscoltura europea e nazionale, dovuta al clima e all'emergenza tossine. Dopo una fase di forte debolezza, i prezzi di alcuni cereali hanno mostrato segnali di recupero, ma i livelli raggiunti restano insufficienti a ristabilire una redditività adeguata per le imprese agricole.

Per tutelare i produttori dalla volatilità e garantire marginalità positive, la risposta strategica indicata dal Coordinamento e' la costruzione di contratti di filiera di medio-lungo periodo, accompagnati da una accresciuta trasparenza sul valore generato lungo la catena. Il dibattito ha evidenziato come la contrattualizzazione stia diventando sempre più una condizione per orientare le scelte di semina, con le aziende che chiedono con largo anticipo di conoscere le condizioni della campagna successiva e dichiarano di essere disponibili a investire sulle colture in presenza di accordi di filiera, garanzie o premi.

Coltiva Italia: il punto sulla situazione Il responsabile tecnico Gabriel Cecchini ha infine illustrato le principali norme d'interesse per il comparto contenute nel ddl Coltiva Italia, approvato dalla Camera e ora all'esame del Senato. E' attesa l'approvazione definitiva del testo nel mese di ottobre.

Oltre al rifinanziamento del Fondo per la sovranità alimentare, particolare attenzione e' stata dedicata al credito d'imposta per i nuovi contratti di filiera del frumento, rivolto alle imprese di trasformazione che sottoscrivono contratti con produttori di frumento italiano e realizzano investimenti in nuovi macchinari, impianti e attrezzature. Il quadro delle misure comprende inoltre l'estensione della moratoria creditizia prevista per le fitopatie, oltre alla correzione tecnica relativa all'irrorazione aerea tramite droni, introdotta nel nuovo articolo 16 e di interesse futuro per il settore.

Per il Coordinamento, sarà ora fondamentale seguire l'attuazione concreta delle misure e verificare gli effetti degli strumenti di sostegno e dei nuovi incentivi alla contrattualizzazione.

In conclusione, la cooperazione si conferma la strada per valorizzare al meglio l'attività delle filiere, dal seme allo scaffale, a supporto del reddito delle imprese agricole.

 




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